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Almalu


Ufficio Mobbing


28 novembre 2007

Non perdere più tempo

Ancora non imparo a vivere con la mia condizione di disoccupata cronica. Una malattia praticamente incurabile e psicologicamente terminale.  Mi sbatto come una pallina di flipper su e giù per l’Italia facendo colloqui che poi si risolvono in colorate bolle di sapone. Anche un po’ amare se ti finiscono in bocca. Sono vicina al mio limite temporale massimo autoimposto perché qualcosa succedesse qui. E così ieri, senza dire niente a nessuno, mamma, papà e fidanzato in primis,  ho fatto la preiscrizione ad un corso a Londra. Comincia il 14 gennaio. Oggi un colloquio. L’ultimo. Ho bisogno di una sterzata. Non perdere più tempo.




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permalink | inviato da Almalu il 28/11/2007 alle 12:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


19 aprile 2007

Tipi da Uffcio

La Scalatrice Ansiosa

E’ lì che la senti lamentarsi ininterrottamente di tutto quello che deve fare e del tempo che non ha. Delle notti che passa in ufficio o di quanto tardi esce (abitando dietro l’angolo, con un fidanzato on-off che non se la caga più di tanto e poche anzi pochissime amiche che la trascinino fuori). Di quanto sia brava e incompresa. Tocca a lei insegnare sempre tutto a tutti. Borbotta da sola davanti al pc sottolineando come il resto delle persone che lavorano con lei siano inette, nella speranza, nemmeno tanto nascosta, che la sentano. Fino a che qualcuno non si alzerà e le romperà il suo brutto naso. Ambiziosa e arrampicatrice, non perde occasione di screditare gli altri, anche quelli che tratta da amici. E per questo ha il naso sempre ficcato in questioni che nemmeno la sfiorano. Se sente squillare un telefono altrui cerca di rispondere per informarsi di cosa fa o non fa. Vuole sempre mettere bocca nel lavoro degli altri. E crede lei di essere il capo. Bugiarda come poche, a volte le bugie che dice le dimentica. E allora si sente un fastidioso rumore di unghie sullo specchio.

La Bradipa Lamentosa

La regina della complicazione affari semplici, ci mette in media circa 45 minuti per scrivere una mail il cui testo non supera le 6 righe. Ha un tono di voce melenso e un po’ noioso. Power Point ed Excel sono suoi nemici dichiarati, ma pretende comunque di poterti insegnare ad utilizzarli. Lavora il minimo indispensabile, ma fa sembrare che tutto ricada sulle sue spalle. Va nel panico al minimo ostacolo. Se è impegnata in qualcosa e le fai una domanda finge di non sentirti perché è l’unica donna che non è multitasking. Ma se è lei a chiederti qualcosa mentre sei impegnato in altro, pretende risposta immediata. Ha un marito servo che la porta in ufficio e la viene a riprendere, e ha anche da ridire sul fatto che non sia mai disponibile e comprensivo. È apparentemente buona e calma, ma sottopelle evidentemente isterica: quando sbotta, di solito inaspettatamente e per sciocchezze, urla come una iena ed è sboccata come una pescivendola di mercato.

La Francese

Arrabbiata col mondo e dopo i Mondiali di Calcio soprattutto con gli italiani. E mia amica però. Anche se a volte è difficile davvero riuscire a sopportare i suoi improvvisi sbalzi di umore e le sue inimicizie a pelle – che lei pretenderebbe fossero anche mie. Ma è buona, io lo so; e basta saperla prendere. Che lei poi ti dà il cuore.

La Nuova Arrivata

È qui da due mesi e per lei è tutto bellissimo, per il momento. Giusto il tempo di capire di essere finita in un covo di serpi.

La Segretaria Imperfetta

Lei, invece, da due mesi è in malattia. Anche se non si sa bene quale sia il suo malanno. Smemorina e tra le nuvole, fa morire dal ridere con le sue uscite un po’ fuori dal mondo. Se ti dice cha ha fatto una cosa, stai certa che non è così, ma lei è convinta del contrario davvero, non ti sta mentendo. Sempre in burrasca con la capa che la tratta un po’ come la sua maggiordoma.

La Capa

Esempio da narrativa femminile di donna in carriera alla Candace Bushnell, con accessorio-marito e totalmente incentrata su se stessa. Si sente un po’ guru, un po’ creativa, un po’ artista, un po’ stilista, ma soprattutto Grande Manager. Non lesina mai di sbatterti in faccia quanto è ricca, quanto è bella (ma si dimentica di aggiungere rifatta) e quanto è in gamba. Ti riprende per come ti vesti e per il tuo accento (terrone soprattutto), dimentica di certe sue mise in pelle rossa e delle sue uscite da ciociara alla Sophia Loren di de Sica. È solita offendere gratuitamente, salvo poi sentirsi in colpa e decidere di farsi perdonare con un regalino (aziendale, manco a dirlo).

Io



(che modestia!)




permalink | inviato da il 19/4/2007 alle 15:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


11 gennaio 2007

Risoluta

Ho deciso di preparare un diagramma di flusso.
Di affrontare razionalmente i pro e i contro. Ancora una volta.
Tutti i giorni, da ormai mesi.
E se dovessero lasciarmi a casa, alla fine, dopo tanto scalpitare?
Bhè, e allora finalmente riempirò la valigia, quella grande,
quella colorata, quella del viaggio che avrei voluto sempre fare
e partirò.




permalink | inviato da il 11/1/2007 alle 17:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


22 novembre 2006

essere o non essere (cool)

Sono latitante. Per lavoro. Però ho una chicca per voi.

Ieri sera la segretaria della direttrice dell’ufficio ci manda questa mail….


Carissime,

potreste rispondere alle seguenti domande per un sondaggio che sto facendo per conto di XXXX?

Grazie mille,

Giulia

******************

I miei migliori (2 o 3 nomi internazionali):

- attrici
- attori
- registi
- film
- modelle
- modelli
- fotografi
- pubblicità
- magazines
- librerie
- negozi di musica
- personaggi pubblici
- artisti moderni/emergenti
- gruppi musicali
- canzoni 

 

Quello che mi resta da capire è: ma se non sono cool mi manda via?!?!




permalink | inviato da il 22/11/2006 alle 15:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


18 ottobre 2006

Il Diavolo a volte può vestire anche Dolce&Gabbana....

Domenica scorsa sono andata a vedere Il Diavolo Veste Prada con le amiche. Una sorta di gita nel mondo della moda. Inutile dire che davanti a quel tripudio di Jimmy Choo e Manolo Blanik, borse e gioielli Chanel, e ancora vestiti, pantaloni, giacche, cappotti di tutte le marche, le fogge, i colori,  in una continua e inarrestabile passerella, mi sentivo come la mia gatta mentre accovacciata sul divano mi osserva mangiare: con la bava alla bocca!Nonostante la premessa possa forse trarre in inganno questo post non ha nulla di “fashionista”. Avevo letto il libro, prima di andare a vedere il film, credo un paio di anni fa, proprio appena uscito. Un annetto prima di cominciare a lavorare anche io in quel mondo patinato e isterico descritto nel film. E leggendolo ricordo che lo avevo trovato divertente, seppure non brillante. Il film è, sotto questo punto di vista, decisamente migliore. Ma quello che guardandolo ho pensato è che, in realtà, le cose che ho visto fare dalla mefistofelica boss vestita per la verità non sempre e non solo Prada, non è molto lontano da quello che tra queste quattro mura (ooops, tre e una enorme vetrata affacciata sul centro) vedo succedere quotidianamente, magari non (sempre e solo) a mie spese! E mi riferisco alle assurde richieste da parte delle cape, ai quindici minuti per la pausa pranzo, che magari alla fine non sono nemmeno quindici e certe volte nemmeno mi ricordo il sapore di quello che ho buttato in bocca per mettere a tacere lo stomaco,  agli assurdi orari di uscita (e di ingresso al mattino), alla totale assenza di una vita che sia mia (vedi sotto). E io sono fortunata che il fidanzato ce l’ho ad 800 km di distanza e non si accorge di quanto in realtà lo trascurerei se fosse qui. E gli stipendi, che nel mio caso non posso nemmeno definire da “lavoro che paga l’affitto” perché quello continua a pagarmelo mio padre. E le tacchettine di cui Andy si prende gioco all’inizio del film esistono davvero. E davvero come lei si finisce col diventarlo,senza nemmeno accorgersene, per evitare di sentire sempre nelle orecchie la tua direttrice che ti dice che sei sciatta, con un brutto accento e con dei capelli da barbona. Sono entrata al cinema nella speranza di vedere un film leggero che non mi facesse pensare che il giorno dopo dovevo tornare a lavorare. Sono uscita avendo visto un film leggero e divertente, ma col risoamaro di chi ci pensa ancora.   

E detto tutto questo, alla fine se ci penso credo che non sia il modo, ma il lavoro. Se fai qualcosa che ti piace, magari certe cose le sopporti pure. Ma se il lavoro che fai non è più uno stimolo, non ti permette di raccogliere frutti ma è solo un seminare al vento, e non sai dove e quando ci sarà il raccolto, bè, allora forse conviene davvero cominciare a chiedersi "cosa voglio fare da grande?"Perché io credo di non saperlo ancora!




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17 ottobre 2006

È uno spazio che non ha esattamente la forma che avevo in testa quando l’ho aperto, questo

Ultimamente nell’Ufficio Complicazione Affari Semplici in cui lavoro il tempo che ho a disposizione per le mie cazzate e i miei vagheggiamenti si è drasticamente ridotto. E non riesco quasi più a respirare e prendere aria. Alienata. Ecco come mi sento. Mi sembra che la scorta di fantasia e parole che pure credevo di avere sia in riserva. E ho bisogno di benzina e linfa vitale. Vorrei duegiornidicodue di ferie per fare quello che mi piace. Per leggere ancora buttata sul letto della mia camera da letto con la novità della gatta che mi riscalda insieme al plaid, per appendere i miei quadri, che sono a terra da millemilaanni ormai. Per capire come funziona la macchinetta analogica che mi ha regalato il mio papà. Un cimelio del 1975. E ancora non sono nemmeno riuscita a capire dove si metta il rullino. Per impastare un po’ di pasta di sale e modellarla. E inventarmi qualcosa per la festa del mio compleanno. Che poi tanto non avrò il tempo di realizzare. Per cucinarmi qualcosa di buono ed estremamente lungo e complicato da realizzare. Duegiornidicodue da passare in giro, con il sole che ancora c’è e l’aria fresca che finalmente è arrivata. per guardare le vetrine dei negozi con attenzione e non di sfuggita correndo perché sono in ritardo ad un appuntamento. E le facce della gente. Per scrivere qui. Senza esagerare ché mi serve soprattutto vita vera da raccontare. Per scrivere una mail in più. E chiamare qualcuno che non sento da tempo.




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19 settembre 2006

Lettera aperta

Gentili Cape,

è vero sono molto arrabbiata oggi.

Anche se in realtà la parola che userei non è propriamente arrabbiata, quanto piuttosto frustrata e delusa.

Ormai è più di un anno che lavoro qui. E a parte tante bellissime chiacchiere che mi sento propinare dal giorno del mio arrivo, non vedo molto di più.

Praticamente la mia evoluzione all'interno dell'ufficio è andata crescendo nella prima settimana per poi fossilizzarsi in via definitiva.

E se all'inizio ci mettevo tutto l'amore e l'impegno, adesso mi sono trasformata in quelle impiegate che vanno avanti per inerzia, senza passione né coinvolgimento. Che del resto per sentirlo ci deve essere questo coinvolgimento. E senza coinvolgimento è tutto superficiale e malfatto. E come vi sentireste voi, ricacciate sempre nello stesso angolino?Con le ali legate?Sottostimate e sottovalutate?e poi non venitemi a parlare di buon management…mai sentito dire del meccanismo del “premio”?i dipendenti vanno invogliati, mai dati per scontati…

In questo ufficio vige la regola dell'esclusione. La regola dell'apparire per essere, e non dell'essere per apparire. Ma francamente della gara a chi è più figa ( che poi più che figa secondo me è cogliona una che rimane in ufficio fino alle 22:30 per scrivere una mail per "far vedere" che è ancora lì a lavorare!!!!)  a me non me ne frega niente.

Rimani fino a tardi, così fai vedere che ci tieni. Salta le pause pranzo, così fai vedere che ci tieni. Abbi paura a chiedere un giorno di malattia o di ferie, perché così fai vedere che ci tieni. Fatti venire ulcera e coliche e nausea, ma almeno farai vedere che ci tieni. E otterrai.....bhè, in realtà non otterrai un cazzo. No, non guardatemi con l’occhietto sorpreso. Non c’è niente di sorprendente in quello che sto dicendo. E non ditemi che non ve l’aspettavate. E soprattutto, se faccio spallucce se voi ridendo mi dite che mi licenzierete, non pensate che stia scherzando e che stia al gioco. Ché tanto ci sto pensando già io. Solo il tempo di trovare qualcosa d’altro.




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17.02.2007






Un'arancia sul tavolo
Il tuo vestito sul tappeto
E nel mio letto, tu
Dolce dono del presente
Frescura della notte
Calore della mia vita.


J. Prévert



Quelli che mi
lasciano
proprio senza fiato
sono i libri che quando
li hai finiti di leggere
e tutto quel che segue
vorresti che l'autore fosse
un tuo amico per la pelle
e poterlo chiamare al
telefono tutte le volte
che ti gira.

J.D. Salinger




Chiudo il tuo libro,

snodo le mie trecce,

o cuor selvaggio,

musico cuore… 

con la tua vita intera

sei nei miei canti

come un addio a me. 

Smarrivamo gli occhi negli stessi cieli,

meravigliati e violenti con stesso ritmo andavamo, 

liberi singhiozzando, senza mai vederci,

né mai saperci, con notturni occhi. 

Or nei tuoi canti

la tua vita intera

è come un addio a me. 

Cuor selvaggio,

musico cuore,

chiudo il tuo libro,
le mie trecce snodo.
 
(Sibilla Aleramo)





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